Non mi interessa usare il gioco come semplice leva di persuasione. Mi interessa quando diventa un dispositivo di pensiero.
Economia politica, game studies, progettazione
Giocare è un modo
di conoscere il mondo.
Sono Leonardo Boncinelli. Lavoro tra teoria dei giochi, game studies e progettazione. Mi interessa il giocare come forma di conoscenza: un modo per capire istituzioni, beni comuni, apprendimento e immaginazione pubblica.
Uso il design dei giochi per pensare istituzioni, apprendimento, conflitto, cooperazione e possibilità sociali.
Collaboro volentieri con progetti innovativi, ibridi, sperimentali, accademici o pubblici, se hanno una domanda vera.
Giocare significa esercitare libertà entro un sistema di regole, mettere alla prova idee, costruire significati e capire meglio che cosa una situazione rende possibile.
Tesi
Tre convinzioni che guidano il mio lavoro.
Giocare è esercitare agency, non consumare intrattenimento.
Un buon gioco non riempie il tempo: struttura scelte, conseguenze e possibilità. È una forma concreta di libertà operativa.
Il design del gioco è una forma di ricerca applicata.
Framework, prototipi, playtest e modelli teorici non stanno su piani separati: si correggono a vicenda e producono conoscenza.
I giochi servono a pensare problemi pubblici, non solo a evadere.
Cooperazione, sostenibilità, regole, istituzioni e apprendimento diventano più leggibili quando prendono la forma di sistemi giocabili.
Prototipo
Easter Island
Un gioco sui problemi della gestione dei beni comuni: risorse limitate, incentivi divergenti, decisioni locali che producono conseguenze collettive. Mi interessa quando un prototipo rende visibile un problema pubblico senza semplificarlo in modo banale.
Framework
LUNA / European Game Science Lab
Un lavoro a cavallo tra teoria e strumenti: definizioni, tassonomie, carte e assistenza al design per trasformare il game design in un linguaggio più preciso, insegnabile e discutibile.
Laboratori
Learning by Game Design
Qui il gioco non arriva alla fine come supporto didattico. Arriva all'inizio, come metodo. Nei laboratori di learning by game design i partecipanti progettano, discutono, testano e riscrivono sistemi: così concetti astratti, dilemmi pubblici e domande teoriche diventano manipolabili.
Metodo
Parto da una distinzione semplice, ma decisiva.
Il gioco
Un gioco è un sistema di regole fittizio e agentivo.
Mi interessa il sistema: le regole che strutturano l'azione, delimitano lo spazio del possibile e rendono pensabile un problema in modo rigoroso ma esplorabile.
Il giocare
Giocare è interagire con un sistema di regole agentivo con scopo autotelico.
Mi interessa anche l'atto: la motivazione intrinseca, la libertà di partecipare, il rischio sicuro, l'esplorazione e l'emergere di forme nuove di comprensione.
Per questo i miei progetti tengono insieme teoria dei giochi, economia comportamentale, game studies, laboratori, prototipi e playtest pubblici.
Aperture
Mi interessano collaborazioni che non sembrano brochure.
Università, centri di ricerca, scuole, festival, istituzioni culturali, designer, collettivi e progetti anomali: se il gioco serve a vedere meglio un problema o a costruire un linguaggio nuovo, mi interessa parlarne.
- Game-based research e pensiero istituzionale
- Workshop e formati sperimentali per apprendimento e ricerca
- Framework, carte e strumenti per il game design
- Conversazioni pubbliche su gioco, società e immaginazione politica
Contatti
Se hai in mente un progetto inconsueto, scrivimi.
Preferisco conversazioni sostanziali a richieste di rappresentanza. Se c'è una domanda vera, vale la pena parlarne.